La storia su Facebook che vende

Condividere fa bene a spirito e vendite.

Ho scritto una mia storia sulla mia pagina personale su Facebook, riguardo una promoter che cercava di vendermi dei prodotti, ma le cose sono andate in maniera differente. Questa storia ha avuto un simpatico effetto collaterale che, anche se non tratta abbigliamento, vi servirà per capire la forza che ha scrivere storie, per la vendita dei tuoi capi di abbigliamento.

Ieri sono stato all’Iper per fare acquisti e fra le varie cose che dovevo acquistare, c’era quelle pennette che danno sollievo sulle punture delle zanzare, i “dopo puntura”.

Nella corsia stazionava una signora promoter dell’Autan, marca di prodotti anti-insetti e nel periodo estivo, repellenti anti-zanzare.

La signora cercava di convincermi nell’acquistare quegli aggeggi che si attaccano alla presa di corrente, con le pastiglie da acquistare sistematicamente, per allontanare i fastidiosi insetti: spiegandogli che necessito solo di un “dopo puntura”, la signora gentilmente mi porta allo scaffale e, ovviamente, mi indica il dopopuntura dell’Autan.

Già che siamo li, mi indica anche la sezione dei prodotti che lei è li appositamente per vendere ma, la smonto con una frase semplice ed efficace:

Se torno a casa con questo, buttano fuori a me

semplice, diretto ed efficace, difficilmente contrastabile se non da un venditore abile.

Alchè, la povera signora si incuriosisce e mi chiede cosa uso in questo periodo di assalti zanzareschi. Gli parlo di questi cerottini quadrati che si attaccano alla maglietta e che riempiono di olii essenziali l’utilizzatore: odori che alla zanzara, stanno molto antipatici.

Zero chimica, zero unto, zero appiccicume, tranquillità con i bambini.

Tutto questo dialogo, avviene sotto gli occhi di mia figlia di due anni e mezzo, che è li nel carrello: il discorso si tramuta un pò in un discorso tra madre-figlio, con il figlio che spiega come gestire al passo con i tempi la nipote, alla nonna.

Un figlio che consiglia alla madre un metodo che non provenga direttamente dagli anni 80, ma che sia contemporaneo, un pò più naturale e amico della pelle dei bambini.

Anni ’80 e anni 2000

L’età fa la differenza, sono teste completamente differenti e abitudini che cozzano fra di loro ma, se c’è una cosa che accomuna tutte le età, è volere il meglio per i propri figli.

La chiaccerata di circa 5 minuti, termina con io che mi sono tramutato in un promoter del cerotto, che lo consiglio caldamente alla signora se vuole usare qualche cosa di naturale e mirato, sopratutto se ha nipotini.

COME FINISCE LA STORIA

La storia termina con la signora che mi ringrazia tantissimo per il consiglio che gli ho dato, ma c’è un paradosso fantastico in tutto questo.

Oltre al fatto che ho venduto io qualche cosa alla promoter, oltre al danno c’è la beffa: non è un prodotto presente in quella catena di supermercati, ma per acquistarlo bisogna andare in farmacia o cambiare catena, andando all’Esselunga!

Quindi non solo gli ho cambiato marca del prodotto, ma anche centro commerciale.

SU FACEBOOK

Scrivevo qui sopra che ho condiviso questa storia sul Social Network: questo ha fatto partire diverse discussioni su chi si diverte a vedermi smontare i venditori poco preparati e su chi invece, era incuriosito dal prodotto alternativo.

In pochi minuti viene indicato il nome del prodotto e un link dove poterlo acquistare, tutto in maniera naturale senza voler vendere nulla a nessuno ma semplicemente, raccontando una storia.

Dove acquistarli, importa poco al concetto: quello che serve è far conoscere un prodotto che ha risolto una necessità ben particolare (difendersi dalle zanzare), che lo fa in maniera differente dalla concorrenza (naturale, senza sporcare e senza corrente elettrica) ed è un prodotto che risponde a esigenze contemporanee.

Tutto questo, raccontando una storia, due righe su Facebook hanno generato interesse anche a chi poi non ha effettivamente commentato ma è solo stato un lettore di passaggio: il prodotto e il suo concetto sono stati assimilati.

FACEBOOK NON SERVE A VENDERE

Come scritto in un mio precedente post su come Facebook non debba essere usato per vendere, questa mia storia è proprio la prova provata, che non devi metterti a vendere direttamente sui social.

Non ho messo un link al prodotto dicendo “comprate questi cerotti sul mio ecommerce razza di barboni”, ma il link è venuto in automatico, dopo che un lettore si è incuriosito.

Chiaro il concetto!?

SCRIVI SCRIVI E SCRIVIIIII

Per vendere i tuoi abiti, il tuo abbigliamento nel tuo negozio online, non basta avere un ecommerce e spendere denaro in pubblicità: devi differenziarti raccontando la tua idea, raccontando delle storie dedicate ai tuoi prodotti.

Prendi dei casi reali di utilizzo del tuo abbigliamento, dove vengono usati e in che maniera, e ricamaci sopra una storia: rendi partecipe il lettore, fai in modo che nella sua testa si componga l’immagine che tu vuoi, che si immedesimi.

Questo cementificherà il tuo prodotto nella mente del visitatore che, se non subito, avrà prima o poi bisogno dei tuoi pantaloni, dei tuoi guanti o del tuo paio di scarpe e allora, penserà alla tua azienda.

Ma ci penserà in senso positivo, ricordandosi la tua storia e non uno squallido annuncio pubblicitario messo li appositamente per vendere.

Fai attenzione che l’advertising è essenziale per la buona riuscita di un sito online di vendita abbigliamento ma, allo stesso tempo, non è tutto: per un buon piano vendite nel lungo periodo, un blog costantemente aggiornato è un’armada cui non puoi prendere le distanze.

Scrivi, scrivi e scrivi! Non smetterò mai di… scriverlo.

 

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